Il capoluogo catalano si risveglia dopo un temporale notturno, che ha rinfrescato l'aria ma aumentato il tasso di umidità. Alex è tranquillo, deciso come sempre, tanto che alla partenza lascia scappare Diniz, campione europeo a Goteborg nel 2006, inserendosi nel gruppetto dei migliori, che vede insieme a lui De Luca e il russo Kirdyapkin, medaglia d'oro a Berlino 2009. Al 10° km Diniz, ancora in testa, incamera un giallo, senza compromettere la gara. Il gruppetto di inseguitori fa scattare il cronometro a 44':23", con un minuto scarso di ritardo rispetto al francese, ancora nel mirino. Al 15° i russi Kirdyapkin e Bakulin allungano, seminando il norvegese Nymark, il polacco Sudol e il finlandese Kinnunen. Anche Diniz accelera, e al 20° transita con 1':20" di vantaggio sul quintetto che comprende Alex. L'altoatesino sembra preparare l'agguato, sorvegliando i rivali e il cardiofrequenzimetro. Perde 30" per sosta "fisiologica" al 21° km, ma si ricollega al gruppetto di inseguitori in due soli giri. Una caparbietà che, per chi conosce Alex, gli sarà fatale. Al 25° passa anche il compagno De Luca, mentre Diniz, sempre al comando, gestisce il vantaggio. Al 30° Bakulin allunga, con il solo risultato di perdere il compagno di maglia Kirdyapkin. Alex tallona, con Sudol. Al 35° Diniz sfodera un parziale sui 5 km di 21':52". Dietro di lui nessuno prende l'iniziativa, sperando in un cedimento del francese, ormai irraggiungibile.
Al 38° km Alex accusa le prime fitte: lo si vede dal frequente gesto della mano che tocca e percuote la coscia destra, ma soprattutto dalla smorfia di dolore che gli segna il volto. Si ferma e riparte, per più volte, in un calvario che si protrae per un intero giro, fino all'abbandono. De Luca rimonta per vendicare il compagno, e conquista un ottimo sesto posto. Diniz, annebbiato dalla fatica, cade, riparte e, grazie al vantaggio accumulato, chiude vittorioso la gara, seguito da Sudol in rimonta e da Bakulin, costante fino all'ultimo. L'irlandese Heffernan replica il quarto posto della 20 km. Alex è evidentemente abbattuto: la sua voglia di vincere non si accontenta di bronzi e argenti, al punto che in gara gli sottrae la capacità di gestire al meglio le energie fisiche e psicologiche. È il rischio di chi pratica sport impegnativi e duri come la marcia, ma noi siamo tutti convinti che il campione dal cuore d'oro troverà sicuramente la voglia, la forza e la passione che gli hanno fatto alzare le braccia verso il cielo di Pechino, e sarà sicuramente una delle punte di diamante della squadra Azzurra alla XXX Olimpiade di Londra, nel 2012. Senza dimenticare che ha riportato a casa la medaglia d'argento vinta nei 20 km da Maurizio Damilano agli Europei di Stoccarda, nel "lontano" 1986.

Ulteriori informazioni sulla gara al link http://www.bcn2010.org

La solita forza autodistruttiva. Alex Schwazer è fatto così, e purtroppo è già accaduto altre volte, nel corso della sua luminosa carriera. Quando le cose vanno male, l'altoatesino non trova mezze misure. Come in questo caso. "Il problema muscolare non c'entra - racconta nel dopo gara a Barcellona - il fatto è che io da almeno due anni mi sento vuoto, sono moscio, ecco questa è la parola giusta. Ho provato in questi mesi a cambiare qualcosa, proprio per trovare nuovi stimoli, ed anche la scelta di fare due gare, significa questo. Purtroppo non sono riuscito a modificare quello che ho dentro di me". La preparazione non è in discussione. "No, non lo è. Come non è in discussione la partecipazione alla gara sui 20km, che non c'entra nulla con il mio ritiro: in realtà, la 50 avrei potuto farla anche ieri, avevo già recuperato le energie. A questo punto non so cosa farò, ma è chiaro che devo fermarmi per capire".



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